Pino con un bambino cinese durante un viaggio fotografico in Cina

Ci sono viaggi che servono per riposarsi. E poi ci sono viaggi che ti rimettono in movimento la testa.
Quello appena vissuto in Cina, tra Guilin, Longji, i villaggi delle minoranze etniche e il Sisters’ Meal Festival, per me è stato proprio questo: una scossa.

Non solo fotografica. Non solo umana. Ma anche professionale.
Perché ogni volta che esco dal mio mondo, dai software, dai rilievi, dalle riunioni e dalle problematiche quotidiane della nostra azienda, succede sempre qualcosa di particolare.
Il mio famoso blocco a spirale si riempie di appunti.
Idee. Osservazioni. Intuizioni.

E molto spesso quelle idee, nate magari davanti a una risaia cinese o in un piccolo villaggio sperduto tra le montagne, qualche mese dopo diventano nuove funzioni software, nuovi servizi, nuovi modi di aiutare i nostri clienti topografi.
Perché conoscere mondi diversi ti obbliga a guardare le cose in modo diverso.

“Ed è proprio lì che nasce la crescita.”

Una Cina che non immaginavo

La Cina che non ti aspetti durante un viaggio fotografico in Cina

Prima di partire avevo in testa la “solita” immagine della Cina: metropoli immense, tecnologia, caos, produzione.
E invece ho scoperto molto di più.

Ho visto città ultramoderne dove tutto passa dal telefono. Pagamenti, accessi, servizi, trasporti. Perfino i mendicanti hanno il QR code.
Ma ho visto anche una Cina rurale, fatta di bufali, terrazze di riso costruite a mano e persone che vivono ancora secondo ritmi completamente diversi dai nostri.

Ed è stato proprio questo contrasto a colpirmi.
Da una parte il futuro. Dall’altra tradizioni antichissime.

“Due mondi che convivono.”

Le risaie che sembrano curve di livello disegnate da un topografo

Risaie terrazzate di Longji durante un viaggio fotografico in Cina

Le terrazze di Longji sono qualcosa di difficile da spiegare.
Quando le guardi dall’alto sembrano quasi un enorme rilievo topografico costruito a mano. Curve perfette. Linee morbide. Geometrie incredibili.

E lì mi è venuto spontaneo pensare una cosa.
Noi topografi siamo abituati a misurare il territorio. Loro, quel territorio, lo hanno modellato nei secoli con pazienza e fatica.

Camminare in quei luoghi, spesso sotto la pioggia, con zaini pesanti sulle spalle e chilometri di sentieri scivolosi, mi ha ricordato una cosa semplice: la tecnologia aiuta tantissimo… ma dietro ogni risultato servono ancora testa, sacrificio e adattamento.

“Vale in viaggio. Vale nella vita. Vale nel lavoro.”

Il controllo e il valore della libertà

Il valore della libertà durante un viaggio fotografico in Cina

Una delle cose che mi ha fatto più riflettere è stato il livello di controllo.
Telecamere ovunque. Riconoscimenti facciali continui. Passaporti controllati spesso.
Per entrare in alcune zone sembrava quasi di passare una frontiera.

“E inevitabilmente ho pensato a noi.
A quanto spesso non ci rendiamo conto della libertà che abbiamo.”

Viaggiare serve anche a questo: non per dire cosa sia giusto o sbagliato, ma per capire che il mondo può funzionare in modi completamente diversi da quelli a cui siamo abituati.

Una lezione anche per il lavoro

Lezione per il lavoro durante un viaggio fotografico in Cina

Durante questo viaggio mi sono appuntato tantissime idee.
Alcune riguardano il rapporto con i clienti. Altre il modo di organizzare meglio il lavoro. Altre ancora nuovi servizi e strumenti che potrebbero aiutare i tecnici a lavorare con più serenità e produttività.
Perché alla fine succede sempre così.
Quando esci dalla routine e osservi il mondo con curiosità, inizi a vedere soluzioni dove prima vedevi solo problemi.

“Ed è una cosa che dico spesso anche ai giovani tecnici: chi smette di osservare, lentamente smette anche di crescere.”

Le persone fanno sempre la differenza

Le persone fanno la differenza durante un viaggio fotografico in Cina

Alla fine, però, il ricordo più forte non saranno le città o i paesaggi.
Saranno le persone.

I sorrisi. I compagni di viaggio. Le tradizioni condivise. Le cene attorno ai tavoli rotondi. Le ragazze del festival che offrivano riso e vino secondo riti antichi.
Perché puoi avere tutta la tecnologia del mondo. Ma sono sempre le relazioni umane a dare valore alle esperienze.

E forse vale anche questo per le aziende.
I software sono importanti. Gli strumenti sono fondamentali.

“Ma alla fine ciò che fa davvero crescere un’azienda sono le persone, le idee e il desiderio continuo di migliorarsi.”

Viaggiare ti apre la testa

Continuo a pensarla così.
Conoscere popoli diversi, culture diverse, religioni diverse, modi diversi di vivere e lavorare, è una delle esperienze più formative che possiamo fare.
Per questo consiglio sempre di viaggiare.
Non solo per vedere posti nuovi. Ma per tornare diversi.

Io sono tornato con migliaia di fotografie. Ma soprattutto con tante idee scritte sul mio blocco a spirale.
E sono sicuro che molte di quelle idee, nei prossimi mesi, diventeranno qualcosa di concreto per migliorare ancora la nostra TOPOPROGRAM e aiutare sempre di più i tecnici che utilizzano i nostri software.

“Perché a volte, per crescere davvero… bisogna avere il coraggio di allontanarsi un po’ dalla propria scrivania.”

Cosa mi porto a casa da questo viaggio

  • Che conoscere culture, religioni e modi di vivere diversi dai nostri non confonde le idee… le allarga.
  • Che tecnologia e innovazione servono a poco se dietro non ci sono persone, relazioni e spirito di comunità.
  • Che spesso le idee migliori per crescere professionalmente nascono proprio quando ci si allontana un po’ dalla propria scrivania.

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