Per riconfinare quando necessita la mappa d’Impianto è necessario

[Riconfinamenti]
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sapere come la stessa è nata.

Un’intervista di pinomangione a un collega che ha curato il rilievo e il disegno della mappa d’Impianto ci rende edotti su molti particolari, non perderla e commenta l’articolo, sarò lieto di condividere con TE dubbi e perplessità nella consapevolezza che la nostra ricchezza tecnica deriva soprattutto dal confronto e dalla condivisione delle varie esperienze.

I risultati completi di questa ed altre interviste sono riportati sul mio libro “Nuove tecniche di riconfinamento” edito da Maggioli.

 

22 commenti a “Intervista di pinomangione ad un collega catastale che ha curato la formazione della mappa d’Impianto”
  1. Ciao Pino, essendo ancora novizio nella professione di geometra mi chiedevo se l’utilizzo dei Punti Trigonometrici Catastali nei casi di riconfinamento o altro permettano di dare un valore aggiunto alla bontà del lavoro.
    Grazie per la disponibilità.

    1. ciao Francesco.
      si anche i trigonometrici possono essere di aiuto, ma solo nel caso che non ci siamo altri porti d’appoggio vicini all’oggetto.
      I trigonometrici hanno coordinate analitiche mentre normalmente quanto dobbiamo riconfinare ha coordinate cartografiche, quindi sarebbe il caso di non mischiare le cose 🙂

  2. Salve
    non ho capito bene, nell’intervista il collega dimostra (sto nel sicuro) un novantina d’anni che significa che sia nato nel 1924, io ho mappe catastali (non d’impianto) che risalgono al 1929. Ciò significa che se ha fatto mappe d’impianto le avrebbe fatte quando aveva 5 anni. mi sfugge qualcosa?
    Cordialmente

    1. ottimo osservatore 🙂

      ma l’ Italia é grande é variegata.. ol collega é più giovane …. quindi peggio ….

      In realtá su tutto il territorio esistono mappe d’ impianto dell’ ottocento fino al 1940 ma alcune addirittura sono state rifatte con gli stessi metodi negli anni sessanta …

      credimi c’é di tutto e di più

  3. il lavoro fatto dal collega oltre che essere affascinante per noi topografi ha dato anche un ottimo risultato. posso dire che le mappe dell’impianto hanno un ottima precisione. il vero problema nasce quando hanno fatto la rasterizzazione delle mappe dove hanno sbagliato tutto quello che potevano sbagliare. ho sovrapposto mappe catastali rasterizzate, che sono la base dove noi oggi operiamo, con le mappe dell’impianto e non coincidono affatto. noi oggi operiamo con strumenti di alta precisione ma abbiamo una base dove operare lontana dalla realtà. mi trovo d’accordo con chi dice che il metodo migliore di operare, in specialmodo nei riconfinamenti, sia quello locale

  4. Personalmente ritengo che il nuovo sistema catastale abbia messo da parte la vera topografia, per apporre un confine che non scaturisca da un frazionamento recentissimo il GPS può restare in studio ritengo che il rilievo locale soprattutto operando in terreni scoscesi resta il sistema migliore, questa teoria, nella qualità di CTP mi ha fatto vincere molte controversie

  5. Dell’esperienza racontata dal collega emerge il fascino della topografia e l’avventura che si intraprende andando in campagna a fare rilievi o confinamenti. È sempre bello improvvisare e mettersi alla prova. Anche se con i nuovi strumenti (gps) e i software viene semplificato il lavoro, alla base ci sono sempre la squadretta e i fogli cartacei. La figura del geometra topografo penso sia insostituibile.

    1. certo giovanni rifare il tutto darebbe auspicabile …..
      ma i soldi dove sono? 🙂
      poi non dobbiamo dimenticare la parte economica e di proprietà legata alle particelle … come ci si dovrebbe comportare in fase transitoria?

      In realtà con la circolarw 2/87 e 2/88 si vokeva demandare a noi tecnici l’aggiornamento puntuale e preciso delle mappe …. ma a mio avviso possiamo affermare che il progetto sia fallito ….
      Dai restiamo in contatto e continua a commentare gli articoli.
      grazie

  6. La testimonianza del collega geometra catastale, mi ha suscitato una emozione bellissima, ovvero il motivo vero per cui ho scelto di fare la profesione di Geometra 25 anni fa . Il contatto con la natura , l’ambiente, e non meno con la committenza, durante i rilievi topografici (specie mattutini), l’attenzione sempre massima e la precisione nel rilevo topografico e la verifica di quanto fatto ( rilievo reale) confrontandolo con le mappe catastali cartacee ed il risultato di aver fatto un “buon lavoro” è il compenso massimo che un topografo puo’ raggiungere in termine di soddisfazione personale e professionale. Alcuni decenni fa, i metodi tradizionali di rilievo erano un pò meno precisi, ma efficaci. I moderni sistemi celerimetrici, i programmi topografici ( Pregeo) non sempre ti consentono di ottenere un buon risultato, spesso, mi trovo a rilevare confini e/o fabbricati di recente formazione, trovandoli nel cartaceo ubicati a dir poco inesatti rispetto alla loro reale ubicazione, falsando la reale situazione dei luoghi ( per colpa di chi ? o cosa ? ) .Occorre che il Topografo si messo in condizioni di esercitare la propria professione con serietà e professionalità, oggi, qualità rara. Complimenti a te Collega Pino Mangione per la sua grande passione per la topografia e per tutto l’entusiasmo che ci metti nel promuoverla.
    Geom. Salvatore Avila ( Collegio dei Geometri di Caltanissetta)

  7. per quale lato delle nuove generazioni, quelle dentro l’ufficio del territorio o quelle fuori? purtroppo una rondine non fa primavera, ringrazio il collega Pino che da appassionato oramai storico, ci e si ripropone problematiche quasi “avventurose” un pò sullo stile Indiana Jones… la mia realtà è molto meno scenografica.. zincomatrici che pochi ancora sanno cosa sono, fogli di impianto con rilievi a matita e pennello del ’22 buttati come rotoli di vecchi carillon non si sa dove, e un ufficio provinciale come il museo delle cere di madame Tilles… e in tutto questo creazioni “numeriche” che per “voli” farebbero invidia a Pindaro. Grazie Pino

  8. Grazie Pino,
    per il contributo che ci hai offerto. E si, come dici tu, è proprio fondamentale avere conoscenza di come si sono formate le vecchie e care mappe cartacee, soprattutto per le nuove generazioni che non hanno avuto la fortuna (o la sfortuna?) di appoggiarci per una volta i gomiti e di venire a contatto con la “farina” che la carta, per quanto sottoposta ad usura, rilasciava!!! Solo la memoria del passato ci può fare apprezzare le scelte che oggi e sottolineo oggi facciamo, soprattutto nei lavori di riconfinamento.
    A tal proposito mi viene da pensare quanto bello sarebbe poter riflettere anche sulla scelta a suo tempo fatta tra la formazione del foglio di mappa a perimetro chiuso (la stra grande maggioranza e di gran lunga più preciso) e quello a perimetro aperto, che aimè, per noi della provincia di Como tanti grattacapi e riflessioni fa sorgere!!! Penso a quando nelle nostre proposte d’aggiornamento, prendiamo la nostra bella geometria raccolta in campagna con tanto di precisione e verifica di tolleranza, e iniziamo a sottoporla a cura dimagrante o ingrassante e la “stropicciamo” a più non posso per riuscire a farla “sposare” con le nostre amate mappe…
    Forza Pino, ti seguo sempre, sei una forza della natura, in tutte le tue iniziative.
    Ciao, Paolo

  9. Ciao a tutti i topografi,
    Abito a Pumenengo, paese confinante con Torre Pallavicina.
    Sicuramente con le mappe del NCTR della mia zona é stato fatto un ottimo lavoro di costruzione in quanto ci troviamo spesso a rilevare il territorio ottenendo un buon riscontro con la mappa. Grazie quindi a chi ha svolto il proprio lavoro come si deve.
    PS: se oggi noi abbiamo a disposizione il GPS, non é una colpa ma una fortuna!!!!!!

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